Uno il Brahman


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Brahman (significati: sviluppo, creativo) è un termine sanscrito all’origine di molteplici significati nelle religioni vedica, brahmanica e induista per indicare l’UNO ETERNO O SE’ PERMANENTE, l’unica persona suprema che effettivamente esista.

Il termine sanscrito Brahman possiede differenti significati:
nella sua accezione di nome “maschile”, brahman indica nei Veda un officiante del sacrificio vedico in grado di pronunciare i mantra relativi alla conoscenza ispirata;
nella sua accezione di nome “neutro”, brāhman indica nei commentari degli inni vedici denominati Brāhmaṇa il potere che ispira i cantori ṛṣi deputati alla trasmissione orale del sapere cosmico, ovvero “l’effusione del cuore nell’adorazione degli Dei” o la stessa invocazione (parola sacra opposta a vāc, parola umana);
nella forma derivata brāhmaṇa indica sempre come nome “neutro”: la prima delle quattro caste (varṇa): vedi brahmano; dei testi vedici scritti in prosa e commentari dei Veda: vedi Brāhmaṇa; nella successiva riflessione teologica e filosofica propria delle Upaniṣad vediche con il termine Brahman (nella forma “neutra”) si indica l’unità cosmica da cui tutto procede: questo il significato più diffuso del termine;
nel successivo Induismo con Brahman si indica anche Brahmā, il deva creatore della materia, quindi confondendo il Sé Eterno con un Dio secondario, il quale poi diverrà il Dio di Abrahm ebraico eletto dai giudei quando tra arabia e india riunirono i loro gruppi sparsi dediti a pastorizia nomade tra africa, Afghanistan, Pakistan e India, mettendo a capo del nascente popolo giudeo i guru yogi e i maestri bramani che fuggivano, 5.000 anni fa, dal diluvio che distrusse la costa ovest dell’India e il regno di Re Krishna. Diluvio predetto da Krishna, prima della battaglia della grande baratha induista, e che disse: “7 giorni dopo la mia salita ai cieli scappate da qui perché la terra sarà sommersa dalle acque”

Da notare che nelle quattro raccolte degli “inni” dei Veda l’origine primordiale viene indicata con il termine Tat (Quello) e non ancora con il termine Brahman, essendo Quello termine non egoico, non mentale, senza io individualisto come negli Dei astrali e negli umani materiali, quindi per questo esente da individualismi egocentrici.

« Non c’era la morte allora, né l’immortalità. Non c’era differenza tra la notte e il giorno. Respirava, ma non c’era aria, per un suo potere, soltanto Quello, da solo. Oltre a Quello nulla esisteva »

« In origine vi era il Brahman soltanto; poiché il succo della sua forza si espandeva, divenne Brahmā. Brahmā meditò in silenzio con la mente e la sua mente divenne Prajāpati »

Il Brahman nelle Upaniṣad
Nato come sostantivo maschile negli inni dei Veda per indicare sia le figure sacerdotali che durante il sacrificio competitivo esprimono dei mantra enigmatici sul cosmo che lasciano non espressa la risposta sia le stesse espressioni enigmatiche, nei Brahmaṇa, il brahman (sostantivo neutro) diviene il mantra rituale codificato, e il suo potere, che deve essere semplicemente appreso e conservato a memoria dal brahmano e recitato durante i riti.

Con le Upaniṣad si passa ad indagare la natura di questo Brahman che diviene l’origine di ogni cosa, l’Assoluto:

« Invisibile, inafferrabile, senza famiglia né casta, senza occhi né orecchie, senza mani né piedi, eterno, onnipresente, onnipervadente, sottilissimo, non soggetto a deterioramento, Esso è ciò che i saggi considerano matrice di tutto il creato. Come il ragno emette [il filo] e lo riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, così dall’Indistruttibile si genera il tutto. »
(Muṇḍaka Upaniṣad, I,1,6-7)

E che si identifica con il principio individuale, l’ātman:
« E dove risiederà la radice del corpo se non nell’acqua? Analogamente se riteniamo il germoglio l’acqua, figlio mio, il calore (tejas) sarà la sua radice. Se consideriamo il calore un germoglio l’essere (sat) sarà la radice.
Tutti i viventi hanno le proprie radici nell’essere (sat), si basano sull’essere, si sostengono sull’essere. Ora mio caro ti è stato detto come queste tre divinità pervenute nell’uomo siano divenute triplici. Quando un uomo muore, mio caro, la parola rientra nella mente,la sua mente rientra nel soffio vitale, il soffio vitale rientra nel calore e questi rientra nella suprema divinità.
Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l’universo è costituito di essa, essa è la realtà di tutto, essa è l’Ātman. Quello sei tu (Tat tvam Asi) o Śvetaketu!”. “Continua il tuo insegnamento o signore!”. “Bene, mio caro” gli rispose. » (Chāndogya Upaniṣad VI, 8, 6-7)

Esso è illimitato e inconcepibile:

« Al principio in questo universo soltanto il Brahman esisteva. Illimitato verso l’oriente, illimitato verso il mezzogiorno, illimitato verso l’occidente, illimitato verso settentrione, illimitato di sopra, illimitato da ogni parte.
Esso è costituito di etere.
Da questo etere esso desta questo universo. Da questo esso sorge e in esso va a finire.
Di questo Brahman la forma luminosa è quella che arde nel sole lassù, nel fuoco senza fumo [e nel cuore].
Quello che è nel fuoco e quello che è nel cuore e quello che è nel sole, sono in realtà una sola cosa. Nell’unità con l’Uno va colui che così sa »
(Maitrāyaṇīa Upaniṣad VI,17)

Esso è l’OM:

« L’Oṁ è tutto l’universo. Ecco la sua spiegazione: Passato, presente e futuro, tutto ciò è Oṁ. E anche ciò che va oltre il tempo, che è stato, è e sarà è Oṁ. Infatti ogni cosa è il Brahman. L’Ātman è il Brahman »
(Māṇḍūkya Upaniṣad, 1-2)

Dal Brahman Naguna (Sé senza forma ma visibile ugualmente) alla forma divina e personale, visibile in forma (saguna) di un Dio Supremo, del Brahman Saguṇa.

Con il progressivo sviluppo di approfondimenti teologici il Brahman impersonale indifferenziato (nirdvaṃdva) divenne oggetto di un processo di personalizzazione in divinità specifiche, principalmente nella figura dei deva Krishna-Vishnu e Shiva-Rudra, che altro non sono che EMANAZIONI PRIMARIE del Sé Eterno, alle quali poi segue Lord Brahma come dio demiurgo, proprietario di paradisi inferiori al Nirvana e ai mondi Goloka, come divinità amministratrice della materia fisica e atomica.