Particolari del Signore Supremo


Da testi in Sanscrito.

Sa yad aśiśiṣati yat pipāsati yan na ramate tā asya dīkṣāḥ atha yad aśnāti yat pibati yad ramate tad upasadair eti atha yad dhasati yaj jakṣati yan maithunaṃ carati stutaśastrair eva tad eti atha yat tapo dānam ārjavam ahiṃsā satyavacanam iti tā asya dakṣiṇāḥ tasmād āhuḥ soṣyaty asoṣṭeti punar utpādanam evāsya tat maraṇam evāvabhṛthaḥ tad dhaitad ghora āṅgirasaḥ kṛṣṇāya devakīputrāyoktvovāca apipāsa eva sa babhūva so ‘ntavelāyām etat trayaṃ pratipadyetākṣitam asy acyutam asi prāṇasaṃśitam asīti tatraite dve ṛcau bhavataḥ ādit pratnasya retasaḥ ud vayaṃ tamasaspari jyotiḥ paśyanta uttaram svaḥ paśyanta uttaram devaṃ devatrā sūryam aganma jyotir uttamam iti jyotir uttamam iti.

Traduzione italiana esperta per la comprensione pubblica.

Per un essere incarnato in anima mentale in un corpo umano superare il senso di fame e sete, superare l’attaccamento morboso e  fame, sete, rinunciare ai piaceri sessuali corrispondono nella mente e nell’uomo alla sua consacrazione sacrificio per salire al piano divino.

Nell’umano il cibo, il bere, il darsi ai piaceri mondani e corrispondo ai piaceri volgari upasada.

Ridere, mangiare, godere dei piaceri sessuali sono nell’Uomo come canti e recitazioni.

L’ascesi trascendente, le elemosine, la rettitudine, la non violenza, l’essere veritiero sono per l’uomo i doni dati ai sacerdoti religiosi.

Per questo si dice Ṣosyato asoṣṭa, significando che avverà una sua nuova prova e una sua nuova nascita materiale (nella materia fisica – corpo).

L’abluzione finale (avabhṛtha, ovvero la conclusione del sacrificio umano come uomo) corrisponde alla sua stessa morte fisica.

Quando Ghora Āṅgirasa ebbe insegnato questo a Kṛṣṇa figlio di Devakī, disse che .. diviene libero dalla sete (fame di vita e sete dovuta a intenso desiderio di godere ancora di altre vite nella materia o nell’astrale), libero diviene chi mentre muore si rifugia in questi 3 misteri rivolti alla propria centralità divina:

1 – Tu sei l’eterno

2 – Tu sei l’eternamente stabile

3 – Tu sei l’essenza della vita.

Vi sono a questo riguardo due inni cosi detti:

  • Dopo il trapasso essi videro la luce albeggiante dell’antico seme, la quale arde al di là dei cieli astrali (spazio e tempo).
  • Dopo la notte (il vuoto nero infinito) vedendo la luce superiore, la Surya ( il Sole Divino), compresero subito che quella luce era del Dio Supremo tra tutti gli Dei (Devas), e dissero “a lui siamo andati, dalla luce (atman individuale) alla luce suprema (brahman assoluto originale).

Queste spiegazioni, mal scritte e poco comprensibili già nel sanscrito antico sono spesso ancora peggio tradotte in inglese e poi in italiano.

Ma data la personale esperienzialità diretta col Supremo, mi sono preso l’impegno di fornire una effettiva traduzione consona ai fatti e non alle teorie di qualsiasi scrittore, sacro o meno che sia o fosse stato, e di dire “effettivamente come stanno le cose nel miglior modo possibile, comprensibile da chiunque”, anche dal profano e più inesperto.

Diverse traduzioni sono messe giù come se krishna non avesse rapporti sessuali o odiasse l’eros, non è assolutamento vero, fare l’amore e quindi anche il sesso che ne è giustamente parte integrante, non è cosa pagana o rivoltante, diventa però sacra e atto sacrale quando è pura, spontanea e benefica, quindi da amore “meccanico o egoista di possesso dell’altro” si alza di livello, diventa atto vergine, senza competizione adrenalinica o competizione dualistica di odio – amore, quindi è unione tra i partner, anche al di fuori di legami scritti e matrimoni cartacei e dogmatici messi in atto sempre “dagli uomini e dalel loro leggi .. ma mai da quelle divine di Krishna”.

La finezza è quindi nel depurare i sentimenti propri, rendendoli chiari e netti, ben visibili e ben espliciti nel fare bene del bene, nel voler bene e non nel traballare tra pensieri stupidi, odiosi e nel chiacchiericcio egoistico mentale interno che svia e uccide l’essere vero e reale che è in ognuno, poichè è quello Krishna: l’essere nudo e spontaneo, pieno di risorse per se stesso e per tutti gli altri, pieno e completo di fare e fare senza ghirigori razionali, senza dubbi, paure e stupida follia del raziocinare dell’ego.

Ecco chi è il Supremo.

Pacifico e potente, equilibrato e senza dogma, egli vive in tutti noi.

Il resto sono solo fandonie e paradossi di religioni, sette e visioni di parte di filosofi, preti e gente interessata a criticare e speculare ..persino su Dio, quello Vero, non quello che si adora in una statua o in mattone di un tempio e di uan chiesa.

Là, nella polvere c’è solo polvere, Dio, cioè Krishna, stà ovunque, vero, ma è negli esseri senzienti che egli opera in modo “prepotente e sincero”.

Egli vuole la nostra attenzione, per darci cura e affetto vero. Altro non vi è da dire, ma da cercare, di persona, ognuno, e provare… allora si capirà ciò che dico.

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